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“... la vigna: una coltura assai antica
se troviamo in un documento del 1268,
che vi si coltivava già il NEBIOLIUS, ...”
(da “Una selva, un borgo e una pieve” di G. Rovera - 1981)

 

Pur mancando di dati storici precisi, si può ipotizzare che la coltivazione della vite sia stata introdotta nella Valle Maira da quei monaci che il re longobardo Ariperto II mandò nel 712-14 dall’Abbazia di Bobbio, presso Piacenza, a colonizzare il territorio del “Cannetum”, (oggi Villar San Costanzo).

L’influenza dei monaci si allargò a macchia d’olio nella zona e vennero fondate “grange” (colonie agricole) sempre più lontane rendendo il monastero eretto a Villar San Costanzo florido ed autosufficiente. La cascina San Romano, una di
queste grange, conserva ancora il nome e ricordi strutturali di quei tempi.

Noi sappiamo con certezza che i monaci diffusero a Bobbio vitigni portati dalla Francia (zona della Borgogna e dell’Ardèche), più robusti di quelli locali.


Il fatto che la Stazione di Ricerca viticola dell’INRA di Montpellier (1984-85) abbia trovato una sinonimia tra il vitigno “Nebbiolo di Dronero” (l’allora Nebiolius) e lo “Chatus” dell’Ardèche potrebbe essere legato a quanto sopra.

Comunque la presenza storica della vite in Val Maira è accertata fin dal 1160, facendo il vino locale parte delle decime dovute al Signore di Montemale.